Un esempio dallo sport.
Non sono un grande tifoso di calcio, ma ovviamente seguo le notizie come tutti e penso che ogni ambito possa dare vita a riflessioni interessanti.
La notizia sportiva che ha movimentato questi giorni è stata sicuramente l'esonero dell'allenatore della Juve Thiago Motta.
Ritengo sia un ottimo esempio di quello che vuole dire l'importanza della gestione di un team di lavoro composto da diverse individualità.
Non avendo il punto di vista del tifoso per il quale entrano in gioco fattori che hanno poco a che vedere con la razionalità e l'obiettività, mi sembra evidente che la crisi che ha portato a questo epilogo ha molto a che vedere con le capacità di relazionarsi con il gruppo, con la capacità di comunicare e l'ascolto: tre temi imprescindibili per creare i presupposti di un ambiente positivo ed in grado di generare risultati che vanno oltre alla semplice somma delle caratteristiche delle individualità che compongono la squadra.
Nel caso della Juventus mi sembra si aggiunga, e non da ora, la difficoltà di introdurre un cambiamento nel modo di giocare, uno scoglio contro cui si sono incagliati anche tutti i predecessori di Motta, tanto da fare, ad un certo punto, recedere la società, tornando all'antico, a quel "si è sempre fatto così" che non è mai la scelta più corretta.
La paura di cambiare perché alla fine si era andati sempre bene in un certo modo non è mai una soluzione, soprattutto quando il cambiamento non diventa più un opzione, ma una necessità non bisogna più guardarsi indietro.
Ogni cambiamento, specie se riguarda una "squadra", richiede attenzioni particolari e procedure che devono per forza partire dal coinvolgimento degli attori che questo cambiamento dovranno sposare e mettere in azione.
Non avendo alcuno strumento per giudicare competenze tecniche che a quei livelli credo non manchino a nessuno, ritengo che la non riuscita del progetto sia da imputare proprio a quelle che vengono generalmente definite come soft skills, e che queste siano fondamentali per procedere con successo.
Marco Fasoli