L'inutilità del decidere di non decidere.

26.03.2025

Tutti, qualsiasi attività svolgiamo, siamo chiamati a prendere decisioni. Può capitare a chiunque di rimandare o non volere fare determinati passi, ma si tratta quasi sempre di un errore.
Non prendere una decisione non è mai la soluzione, la vita prima o poi presenta sempre il suo conto.
Nella migliore delle ipotesi ci metterà prima o poi di nuovo di fronte a quel bivio e a quel punto magari la situazione sarà peggiore e più grave e ci obbligherà a scelte che potranno non essere più una nostra decisione, ma si trasformano in obbligo, nella peggiore ci costringerà a subire decisioni non non nostre e quindi che faranno pendere le conseguenze non certo a nostro favore.
Questo nella vita di tutti, ma quando a non decidere sono persone per cui prendere decisioni dovrebbe rappresentare l'essenza stessa della propria professione?
Lo trovo davvero inaccettabile, una manifestazione di incapacità, di inutilità, una mancanza delle prerogative stesse che giustificano la loro funzione.
Eppure, specie in contesti internazionali quante volte vediamo nostri rappresentati astenersi in votazioni tanto importanti quanto cruciali.
Un politico dovrebbe, in base al suo legittimo orientamento, votare in base a quello che ritiene più giusto e per il bene del Paese che rappresenta, ma troppo spesso leggo di nostri eletti che "si astengono" e davvero non ne capisco il senso.
E' come se un avvocato che dovrebbe rappresentare i nostri interessi e pensare al nostro bene, entrasse in aula e non dicesse null'altro che "mi rimetto al giudizio della corte". Inutile e spesso vergognoso, una posizione che dimostra un voler tenere il piede in due scarpe, una sorta di vigliaccheria mista ad opportunismo.
Come e più che per tutti noi quando decidiamo di non decidere, la storia presenterà sempre il suo conto.

Marco Fasoli