Facebook: beati i primi….perché oggi è cambiato tanto.

01.04.2025

Prendo spunto da un post che ho letto giorni fa. Un imprenditore annunciava su Linkedin di avere deciso di abbandonare Facebook e Instagram per la sua comunicazione aziendale.

Il post ha avuto molte reazioni di approvazione, critica, consigli, incoraggiamento e molti apprezzamenti per aver intrapreso una strada che potrebbe diventare una tendenza per il futuro.

Personalmente ho apprezzato la scelta, credendo in questa tendenza e applaudendo chi ha il coraggio di smettere di "fare perché lo fanno tutti", anticipando strade che potrebbero essere seguite da molti.

Voglio focalizzarmi su Facebook, il più "anziano" dei social di Meta. Penso che questo strumento abbia avuto un enorme impatto, chi ne ha saputo cogliere le potenzialità dall'inizio ha potuto sicuramente raggiungere grandi risultati. Poter comunicare liberamente in un modo che prima non esisteva, aprire una nuova vetrina in una "via dove non ce ne erano", rivolgersi ad un nuovo pubblico che non esisteva, inventare partendo da "un foglio bianco" esplorare nuovi modi, provo ammirazione ed anche un pizzico di invidia per chi ha potuto sperimentare questo momento, una sorta di boom digitale, un'esplosione di creatività con quell'ebrezza che da l'essere pionieri di qualche cosa.

Oggi penso però che quel momento sia finito, che Facebook sia arrivato ad una cristallizzazione dove tutti gli attori in gioco sono oramai posizionati. Sotto ad ogni post, almeno quelli che "funzionano", solo schieramenti opposti che si fronteggiano tra pro e contro, come tifoserie avversarie.

Vedo delle analogie con quanto successo alla televisione generalista nel corso della sua storia. Anche essa una vera rivoluzione, partita dal Maestro Manzi che ha contribuito ad alfabetizzare la nazione, per arrivare ad una nuova forma di intrattenimento popolata di grandi attori e personaggi, il Carosello interpretato da quelli che erano quello che sono i più affermati attori dello star system di oggi, programmi dai budget enormi ricchi di ospiti internazionali, avanguardie della comicità che hanno lanciato generazioni di attori…poi, piano piano, hanno iniziato ad affermarsi format preconfezionati, tutti simili tra loro, ricordate l'esplosione della cosiddetta "TV Spazzatura", programmi urlati, liti diventate epiche, poi la TV del dolore, storie strappalacrime in cui si indugiava senza pudore su sentimenti e disgrazie, fino ad arrivare ai reality, dove la gente si appassionava a storie di perfetti sconosciuti, oggi solo talent, talent come se piovesse….basso costo, massima resa.

Questo percorso che ho voluto concentrare in poche righe non è diverso da quello che osservo accadere su Facebook, al massimo potrà uscire qualche personaggio che però, a differenza dei "pionieri" durerà dalla sera alla mattina. Nessuno mi sembra riesca più a spostare opinioni, a costruire confronti sani.

Se per la TV si è arrivati all'esplosione dei canali a pagamento, forse qualche cosa del genere avverrà anche nel mondo social, non so in che modo ed in che forma. 

Quello che so è che oggi, a meno che il tuo "prodotto" non sia il fatto stesso di essere presente e al di là di appagare la propria vanità "contando" i propri fans e i propri detrattori, Facebook davvero abbia oramai ben poco da aggiungere in termini di valore.

Marco Fasoli